domenica 5 gennaio 2014

Se bella vuoi apparire...

Confesso, l'ho detto anche io a mia figlia. Perchè vuole i capelli lunghi come Rapunzel, anche se le ho vieppiù volte fatto notare che la strada di Rapunzel verso la felicità si sblocca nell'esatto istante in cui il suo amato le trancia la chioma trasformandola in un caschetto sbarazzino. Niente da fare.

Ma al di là del fatto che se ha ereditato la sensibilità di sua madre farsi toccare i capelli la infastidirà a sangue per tutta la vita, e che le auguro di scegliersi al più presto un'acconciatura meno esigente, mi sono organizzata per riuscire a districarle i nodi facendole meno male possibile. Uso chili di balsamo, lubrifico con l'apposito districante a secco e spazzolo con l'apposita spazzola appositamente studiata per limitare la sofferenza delle bambine.

Perchè credo che ogni donna, ad ogni età, abbia diritto alla bellezza che desidera, e credo anche che per averla non si debba necessariamente patir male.

Speravo anche di riuscire, nel tempo, a trovare argomenti sufficienti per convincere mia figlia a rinunciare, crescendo, ai classici rituali autolesionistici della crescita: ceretta, piercing, tatuaggi... non perchè io sia in qualche modo contraria ai loro effetti, anzi, ma solo perchè non mi piace l'idea che si debba patire cosi' tanto male per una cosa che tutto sommato non è così tanto necessaria. 

Ma questo è un discorso che si può affrontare con una giovane donna che è già consapevolmente entrata nel mood autolesionistico tipico dell'ormone femminile, non con una bimbetta che considera anche la rimozione di un cerotto un grave attacco alla sua integrità fisica.

Peccato che nell'estate 2012, all'età di tre anni e mezzo, questa bambina abbia conosciuto un'amichetta al mare e che questa amichetta, solo un anno più grande, avesse gli orecchini.
Orecchini, mi confermò la di lei madre, installati non da bebè come tradizione di alcuni, ma pochi mesi prima, a seguito di accorata richiesta della bambina stessa.

Bambina che a quattro anni e mezzo oltre agli orecchini sfoggiava ciabatte infradito con tre centimetri di tacco e altri accessorietti che le davano un aspetto decisamente da mini-adulta. Da un rapido confronto tra me e la di lei madre uscii imprudentemente rassicurata: le bambine crescono inseguendo i loro modelli, vedrai che la Pulce chiederà precocemente di studiare e farsi una cultura.

Mamma,  posso prendermeli anche io gli orecchini come quelli della mia amica?

Certo amore, quando sarai un po' più grande. Per adesso possiamo divertirci con gli orecchini adesivi.

Coi quali l'ho tenuta buona per un anno. Fino al giorno in cui, stessa spiaggia, stesso mare, stessa amichetta, e quest'anno anche la di lei sorellina, ormai treenne, aveva assolutamente voluto imitare la sorella con la storia degli orecchini.

La Pulce, le cui doti logico-matematiche generalmente non sono all'altezza di quelle del fratello alla stessa età, ci stupisce con un ragionamento ineccepibile: se la mia amica ha cinque anni e ha gli orecchini, e sua sorella di tre anni ha gli orecchini, io che ho quattro anni sono abbastanza grande per mettere gli orecchini. Adesso.

Si che lo sei, però devi sapere che bisogna fare i buchini nelle orecchie, e che questa operazione comporta una certa dose di dolore fisico. Insomma, niente di che, però bisogna essere sicuri sicuri sicuri di quello che si va a fare.

Allora aspetto un altro po'.

Il mio sospiro di sollievo è durato esattamente un mese. Alla fine delle vacanze varco con la pulce la soglia del Centro Commerciale Gran Capriccio e lei si fionda nella parafarmacia, attratta da un cartellone che mostra una bimba piccola come lei con un bellissimo orecchino nel lobo e le informazioni sul fatto che i buchi sono disponibili nel negozio.

Fortunatamente troviamo una parafarmacista molto gentile e saggia, che dedica alla Pulce qualche minuto mostrandole gli orecchini disponibili e supportandomi nello spiegare che è meglio aspettare di essere un po' più grandi. O che la mamma sia più pronta, mi sussurra strizzandomi l'occhio.

Non lo ero, in effetti, per due motivi fondamentali. Il più importante, legato all'idea che una bimba di quattro anni e mezzo dovesse patire dolore per un motivo così futile. L'altro era un discorso di ordine pratico ed igienico: la probabilità di infezione da contatto con manine sporche di parco, di impigliarsi giocando, l'ira delle maestre dell'asilo qualora gli orecchini dessero fastidio al pisolino pomeridiano che loro continuano ad imporre anche ai bimbi grandi...

Ma sapevo anche che, se sono universalmente considerate in errore le mamme che "impongono" i buchi a bambine troppo piccole e non sufficientemente motivate, non possono essere considerate innocenti neanche quelle che frustrano un'ambizione innocente di una figlia alla luce di paranoie solamente loro.

Allora, volendo essere onesti, il discorso igienico si sarebbe aggirato bucando alla vigilia di una vacanza scolastica, magari di natale o di pasqua per evitare il sudore estivo.

Rimaneva il problema del dolore: come parlarne con una bambina che non ne aveva mai provato, con l'obiettivo di arrivare a capire se era pronta a sopportarlo per ben due volte?

Provo ad affidarmi a Youtube, convinta che avremmo visto immagini di bambine coraggiose che affrontano il secondo buco coi lacrimoni... e invece ci sono capitate bambine tranquille e serene che ottengono i loro orecchini senza dolore grazie ad una leggera anestesia.

Alla Pulce non ho dovuto dire niente. Alla milionesima richiesta di orecchini è stato sufficiente informarla che saremmo dovuti ripassare al Centro Commerciale Gran Capriccio qualche giorno prima di Natale perchè capisse tutto.

Ma questa volta ad accoglierci non c'era una parafarmacista esperta e saggia, bensì una stronzetta con le unghie finte, una di quelle, ce l'ha stampato in fronte, convinta di sapere tutto sui bambini e soprattutto su quelle stronze delle loro madri, soprattutto quelle crudeli che obbligano le bambine a bucarsi le orecchie prima dell'adolescenza.

Mentre finge di finire di metter via qualcosa prima di dedicarsi a mia figlia, faccio la vaga e le chiedo cosa usino come anestetico.

Ah no, non si usa.

Ovviamente ero pronta all'idea di dovermi comprare da sola del ghiaccio spray, casomai mi avessero detto qualcosa di credibile a proposito del non volersi prendere il rischio di mettere un farmaco ad una bambina piccola senza ricetta o simili, ma se mi vieni a dire "non si usa" come se fosse una scelta dell'universo, quando io mi sono informata e so benissimo che è una bugia, tu cerchi rogne.

Mah, veramente ci siamo documentate e...

Ma guardi che le bambine piangono lo stesso.

Ma almeno io e lei avremmo la coscienza a posto per aver fatto il possibile per evitarlo.

Ma guardi che il gel fa effetto in dieci minuti.

Oh, non abbiamo fretta.

Ma guardi che ci vogliono meno di dieci minuti a fare i buchi.

Non c'è problema, tanto dobbiamo ancora scegliere gli orecchini, faremo con calma.

Magicamente da dietro l'espositore degli orecchini appare un tubetto di gel alla lidocaina, già aperto e pronto da spalmare sulle orecchie della Pulce, che in tutto questo non ha ancora fatto mezza grinza.

Guardiamo l'orologio per calcolare i dieci minuti, scegliamo gli orecchini, veniamo anche raggiunte dalla parafarmacista saggia che ovviamente non si ricorda di noi ma in ogni caso è molto gentile e ci presta un giornalino per ingannare l'attesa.

La stronzetta torna e, non prima di aver specificato tre o quattro volte ad alta voce che la Pulce (che sta seduta sul trono con la schiena eretta, lo sguardo determinato e un sorriso imperturbabile alla Grace Kelly) sembra molto agitata, spara i due orecchini senza che la piccola apra bocca. L'unica lotta che è servita è stata per strapparle di mano lo specchio con cui non smetteva più di rimirarsi.

Visto che alla fine non ha pianto?

Perchè era molto motivata. Ma a me quelle che non piangono preoccupano anche di più.

Come mai?

Perchè se ne accorgono dopo.

Ho passato circa dodici ore col terrore di cosa sarebbe successo al termine dell'effetto della lidocaina, ma non è successo assolutamente niente.

Sono ancora arrabbiatissima, perchè se io non fossi la solita rompiscatole a mia figlia sarebbe stato negato un aiuto perfettamente disponibile ed innocuo.

E perchè questo sarebbe stato fatto per semplice cattiveria, o forse per il gusto ancestrale di giustificare che "chi bella vuol apparire...".

E perchè alla fine la Pulce ha veramente detto di aver sentito un po' di malino, ma di aver fatto finta di niente perchè voleva tanto gli orecchini. (conoscendola, e sapendo quanto piange anche solo per un graffietto, immagino che abbia sentito solo il rumore dello sparo)

Ma se davvero la sua motivazione ha avuto un ruolo cosi' determinante, perchè nessuno le ha rivolto la parola prima di dirle "stai ferma che sparo"? Non serve certo uno psicologo infantile per capire se una bambina è convinta o meno.

Concludendo:
questo è il risultato e io ne sono molto contenta.




Non per gli orecchini in sè, che potevano aspettare anche un altro anno o dieci, ma perchè sono riuscita ad evitare a mia figlia di compiere il primo atto autolesionistico della sua carriera di giovane donna.

Sperando che l'input di "evitare di farsi del male da sola", per quanto partendo da piccoli gesti simbolici, la accompagni per tutta la vita...




2 commenti:

Rizia ha detto...

Ai tempi nostri le orecchiemsi bucavano senza tanti problemi e paranoie, io il secondo buco l'ho fatto a 15 anni, con una mia amica, davanti allo specchio, con dietro un tappo di sughero e ho bucato l'orecchio con la punta (a spillo) dei miei cerchi d'oro che avevo allora....
Ha fatto male, ma dopo averlo fatto,ero troppo felice che nessun dolore mi avrebbe fatto desistere. Del resto poi nella vita non è mai stata la paura del dolore "fisico" ad impedirmimdi fare qualcosa che davvero desideravo. Ci chiamano donne con "attributi" a 4 o 40 anni 😀😉😉

Vite Complicate ha detto...

Ecco, Rizia, il punto è questo: è necessario farsi male, per dimostrare di avere attributi? Per me no! :-D